TrIP

TrIP (Torrescalla Interdisciplinary Project) costituisce una nuova opportunità di approfondimento scientifico e intellettuale esclusivamente proposta dalla Residenza Universitaria Torrescalla

Percorsi verso la complessità: il TrIP e l’International Seminar leggi

È nato due anni fa dall’idea di un gruppo di residenti e ora coinvolge tutti quei ragazzi, dal primo all’ultimo anno di residenza, che sono interessati non solo ad approfondire le specifiche discipline scientifiche della loro facoltà, ma anche ad avere uno sguardo d’insieme sul sapere. Si tratta del TrIP, il Torrescalla Interdisciplinary Project, un percorso che in quest’anno accademico si è strutturato in due sessioni. Qui riferiamo della prima, svoltasi fra novembre e dicembre 2015, in cui si è discusso di complessità sotto diversi punti di vista, dalla filosofia alla biologia e alla fisica matematica. Nel primo incontro il prof. Di Bernardo, ricercatore all’Università Tor Vergata di Roma, ha presentato le principali caratteristiche filosofiche del concetto di complessità. Iniziando dal modello epistemologico di Popper, il percorso si è sviluppato esplorando le diverse tipologie di riduzionismo, per poi superarlo e giungere così alla teoria dell’emergenza e della complessità nei sistemi biologici. La seconda conferenza è stata tenuta dal prof. Tempia, docente di Fisiologia a Torino. In questo incontro il relatore ha esposto un esempio di teoria che per necessità deve esser complessa: la fisiologia. La presentazione infatti, ha preso le mosse dalla fenomenologia della percezione e da alcune particolari sindromi (come l’arto fantasma) ed è andata successivamente ad approfondire la rappresentazione mentale della realtà, ovvero come l’uomo (in quanto essere cosciente) percepisce ciò che lo circonda, indagando così il senso del tempo e dello spazio. Il terzo e ultimo incontro di questo ciclo ha invece visto protagonista il prof. Giorgilli, ordinario e luminare di Fisica Matematica della Statale di Milano. Il professore durante la conferenza è riuscito a far apprezzare alcune caratteristiche fondamentali dei sistemi dinamici complessi, trattandole da un punto di vista matematico: saltando da una citazione a memoria di sant’Agostino a un’altra del matematico francese Poincaré, ha illustrato con chiarezza esempi all’apparenza di difficile comprensione come il Gatto di Arnold (se avete cinque minuti liberi, lettori, approfondite l’argomento!) o i possibili moti caotici del sistema solare. Inoltre, il programma TrIP non si è concluso con la serie di queste tre conferenze, ma è continuato fino a culminare nella presentazione che due residenti (Raffaele Prioriello e chi scrive) hanno portato all’International Interdisciplinary Seminar 2016 a Barcellona. Il Seminar è stata un’altra occasione di arricchimento personale e di incontri interessanti, svoltasi – come ogni anno – nei primi giorni di gennaio in una città europea. La presentazione da noi esposta, The role of complexity in scientific knowledge, si è basata su una rielaborazione degli spunti di riflessione colti durante le conferenze milanesi e sulla sintesi degli argomenti trattati. Ad ascoltare, un pubblico internazionale costituito da professori e ragazzi provenienti da Inghilterra, Svizzera, Olanda e Lituania.

Francesco Barantani


Mente, tecnologie e neuroscienze: il TrIP primaverile alle prese con le nuove frontiere dell’umano. leggi

L’attività del TrIP è proseguita nella seconda parte dell’anno accademico con due incontri di attualità scientifica. Il 24 maggio scorso la residenza ha avuto il piacere di ospitare Francesco Amigoni, professore associato di Intelligenza Artificiale presso il Politecnico di Milano.Che cos’è l’intelligenza artificiale? Come funziona? E quanto ha in comune con l’intelligenza umana? Sono alcune delle domande affrontate nel corso dell’incontro. Questa disciplina a cavallo tra scienza e ingegneria è difficile da inquadrare in una definizione univoca e mostra al suo interno diverse correnti di pensiero: si distinguono, ad esempio, sistemi intelligenti che imitano il modo di pensare dell’uomo da sistemi che si limitano ad avere un comportamento esterno assimilabile a quello umano, punto di vista quest’ultimo del famoso test di Turing. Ci si è interrogati inoltre su quanto i risultati più eclatanti – come computer campioni di scacchi e automobili autonome – possano mostrare “intelligenza” nella comune accezione del termine, evidenziando come si tratti, nella stragrande maggioranza dei casi, di un’intelligenza task oriented, ovvero strettamente legata a uno specifico compito. Infine, è stato toccato l’interessante aspetto dei problemi etici che innovazioni come la Google car potrebbero portare, tipo la responsabilità in caso di incidente e l’implementazione di scelte etiche in un computer. Il secondo incontro, tenutosi il 9 giugno 2016, ha avuto come ospite Leonardo Fogassi, ordinario di neurofisiologia all’Università degli Studi di Parma. Il suo lavoro nel gruppo di ricercatori dell’Università di Parma, composto fra gli altri da Vittorio Gallese e Giacomo Rizzolatti, è culminato negli anni ’90 con la scoperta dei neuroni specchio, considerata una pietra miliare per la neurofisiologia e la neuropsicologia. L’incontro si è aperto con il percorso storico che ha portato il sapere umano a riconoscere il cervello come casa della mente: si va dalla brillante e anacronistica concezione di Ippocrate alla moderna concezione multidisciplinare, passando per la teoria dualistica di Cartesio. Si è capito infatti come una frontiera così sterminata richieda l’integrazione di branche dello scibile molto diverse per approccio, metodo d’indagine e, a volte, anche finalità. Figurano tra queste scienze: medicina, psicologia, fisica, matematica, informatica e filosofia, una varietà testimoniata anche dalle molte qualifiche oggi presenti nel mondo delle neuroscienze. È stato posto accento sull’accresciuta importanza delle tecniche sperimentali e computerizzate, come la risonanza funzionale. In conclusione, il relatore ha parlato dei già citati neuroni specchio, particolari neuroni motori la cui attivazione è sorprendentemente legata ad azioni semplici dotate di fine e viene riscontrata sia quando un individuo compie l’azione sia quando la osserva in un altro. Questi neuroni sono stati rintracciati in molte specie animali, incluso l’uomo, e si pensa siano alla base dell’apprendimento, dell’empatia e persino dell’evoluzione del linguaggio dell’uomo.

Giuseppe Sorgiovanni


International Interdisciplinary Seminar 2017 leggi

“Bit or not to Bit” – Londra, 1 - 6 Gennaio 2017


Quando ai primi d’ottobre Francesco Barantani e Raffaele Prioriello, due affezionati del TrIP (Torrescalla Interdisciplinary Project), ci hanno presentato l’opportunità di partecipare con la nostra presentazione all’edizione 2017 dell’International Interdisciplinary Seminar (che è la meta nale del percorso TrIP), molti fra noi residenti del primo anno si sono elettrizzati all’idea. Non solo perché ci era appena stato offerto un viaggio a Londra, ma anche e soprattutto per la domanda posta come lo conduttore dell’edizione numero 19 del seminario scienti co: “Che cosa differenzia un essere umano da una macchina?”. La mente dei più informatici di noi è subito saltata a storie di robot intelligenti e sistemi dalle circostanziate capacità sovrumane, mentre altri – ammiratori più di James Watson, chimico scopritore della struttura del DNA, che di Thomas Watson, fondatore di IBM – hanno richiamato le loro esperienze di osservazione di batteri e parameci e le somiglianze o differenze di questi con l’uomo e con le macchine. Così è iniziato un lungo periodo di gestazione che ha portato due frutti: un titolo, “To bit or not to bit, a new way of thinking? Between learning and understanding”, e una dichiarazione d’intenti, cioè presentare lo stato attuale dell’intelligenza arti ciale e i suoi possibili sviluppi futuri, con particolare attenzione alle modalità con cui i sistemi di intelligenza arti ciale apprendono le loro capacità. Dopo le produttive ricerche e la stesura della presentazione a Torrescalla, la squadra composta dai due veterani e da chi scrive ai primi giorni del nuovo anno civile è partita alla volta di Netherhall House, residenza analoga alla nostra a Londra. Lì abbiamo potuto seguire gli interventi di professori provenienti delle più importanti università d’Europa, con ricerche svolte in ambito sico, matematico, informatico e loso co. Vedere come la domanda che aveva catturato la nostra immaginazione alcuni mesi prima potesse essere affrontata sotto così tanti aspetti in un incontro di idee unico ha generato un forte apprezzamento per il lavoro svolto da Antoine Suarez, l’organizzatore del seminario. Professore presso il Politecnico di Zurigo, Suarez ha lavorato sugli sviluppi più recenti della meccanica quantistica con un occhio sempre attento alle loro possibili interpretazioni loso che. Nel corso del suo intervento ha presentato proprio una di queste scoperte: la contestualità quantistica e le sue ripercussioni sulla comprensione delle differenze fra l’uomo e le macchine. Ma la sua presentazione non è stata certo l’unica degna di nota. Solo per dirne alcune: Gennaro Luise della LUISS di Roma ha offerto un’esaustiva prospettiva dell’argomento con un intervento sul tema “Anthropomorphism vs humanism”, mentre Massimiliano Berti, docente alla SISSA di Trieste, ha evidenziato le differenze tra creatività umana e arti ciale con una puntuale analisi del modello della macchina di Turing. Come dimenticare poi la brillante relazione “Emergence in physics” di Sebastian De Haro, ricercatore a Cambridge, che, dopo aver presentato teorie alternative al riduzionismo che domina la sica moderna, ci ha guidato in visita culturale attraverso le strade di Cambridge. Nel percorrere le vie della città, ancora discutendo delle idee proposte durante il Seminar, ci si sentiva più vicini alla centenaria tradizione di confronto e dibattito aperto attorno alle nuove idee della scienza che, proprio tra quelle vie, talvolta si sono concretizzate in teorie o applicazioni sperimentali rivoluzionarie per la storia umana. Forse proprio questo è stato il valore aggiunto dei quattro giorni di seminario londinese: la possibilità di scambiarsi le proprie idee sui più disparati ambiti dello scibile, consapevoli di non essere forse mai in grado di rispondere esaustivamente a certi quesiti, ma comunque determinati a riflettere con impegno e curiosità scienti ca alle s de che essi pongono alle nostre menti.

Antonio Lopardo