Stefano Dambruoso
Il giorno 12 dicembre 2010 la Residenza Universitaria Torrescalla ha avuto il piacere di avere come ospite il dott. Dambruoso, magistrato inquirente presso il Tribunale di Milano; entrato in magistratura nel 1990 e destinato come prima sede in Sicilia, ha partecipato a numerosi processi contro la mafia in qualità di pubblico ministero, avendo contatti anche con colleghi giudici che ne sarebbero poi stati vittime; trasferito a Milano ha iniziato ad occuparsi, e si occupa tutt’ora, di terrorismo internazionale con un impegno tale da essergli valso nel 2003 la nomina da parte del "Time" a uomo dell'anno per l'Italia; presso il Ministero di Grazia e Giustizia dirige l’ufficio per il coordinamento con i ministeri equivalenti della Comunità Europea.
Il dott. Dambruoso ha intrattenuto i residenti con la descrizione delle due principali realtà che, nel corso della sua ormai ventennale carriera, ha dovuto conoscere ed analizzare: il fenomeno mafioso ed il fenomeno del terrorismo internazionale.
Quanto al primo, colto in un periodo particolarmente cruento quale quello degli anni ’90, ne ha messo in luce la ben nota ferocia che, oltre all’eliminazione fisica di diversi magistrati, si manifestò anche con lotte interne alla mafia, delle quali si è spesso occupato, e che portarono in soli tre anni, in una ristretta zona della Sicilia tra Palermo e Gela, a più trecento omicidi; ma ha inoltre messo in guardia dalla versatilità di detto fenomeno nel mutare forma e nel passare spesso inosservato anche attraverso radicali spostamenti geografici e mutamenti inaspettati di canali e di mezzi.
Quanto al terrorismo internazionale, che solo erroneamente si fa coincidere in tutto con il terrorismo jihadista, ne ha dato una interpretazione storica per un verso critica nei riguardi di chi era preposto a vigilarne sullo sviluppo, almeno fino al tragico 11 settembre 2001 e per un altro verso relativamente tranquillizzante in quanto, allo stato attuale, l’unico pericolo reale è da ricercarsi in casi sporadici di singoli esaltati che ormai non possono più fare affidamento sulla quella fitta rete di cellule al qaediste esistente in Afghanistan prima dell’invasione americana.
Un rapido cenno conclusivo è stato poi fatto ad una emergente forma di terrorismo internazionale, noto come “anarco-insurrezionalista”, il cui obbiettivo è una costante opera di destabilizzazione nei confronti dei governi occidentali.
Luciano Luccarelli, facoltà di Giurisprudenza.