Giovanni Azzone
Innovazione e competitività: l’approccio del Politecnico.
«Il Politecnico crea valore per il territorio, il territorio crea valore per il Politecnico». Così afferma il nuovo rettore del Politecnico di Milano, intervenuto presso la Residenza Universitaria Torrescalla. Il prof. Giovanni Azzone è professore ordinario di sistemi di controllo di gestione e, tra i vari ruoli ricoperti, è stato anche menbro del Comitato tecnico scientifico per il coordinamento in materia di valutazione e controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (2000-2006).
Il rettore non usa mezzi termini: l’università costituisce il perno di una nazione e gli ingegneri, in particolare, devono essere i promotori dello sviluppo nel mondo. Ma questo nostro pianeta sta cambiando ed il ritmo del cambiamento è accelerato. Oggi, infatti, gli apporti alla ricerca e allo sviluppo provengono solo per 2/3 da Europa e Usa, mentre per 1/3 arrivano dalla Cina, Paese dove si conta un numero di ingegneri doppio rispetto ai colleghi statunitensi. È allora lecito, e necessario, domandarsi per quali vie ci si possa inserire in queste nuove dinamiche, tenendo presente che l’università italiana ha di fronte uno Stato che, in primo luogo, ha smarrito la bussola dello sviluppo, e in secondo ha ridotto i finanziamenti.
Due sono le strade maestre proposte da Azzone.
La prima: focalizzarsi su alcuni settori d’eccellenza, sinergizzando con le industrie. «La storia del Politecnico è fatta di buoni numeri», afferma Azzone. Infatti, i finanziamenti dall’esterno sono passati dai 30 milioni di euro nel 2000 ai 130 milioni nel 2011, i 120 brevetti del 2001 sono diventati oggi 500 (il 15% dei brevetti italiani). In nuce, il problema non risiede quindi nella quantità, ma nella qualità. Lì bisogna crescere. Innovarsi per essere competitivi: la sfida sta nel trovare interlocutori industriali di un certo livello per attivare progetti di ricerca di medio-lungo periodo.
La seconda. Attrarre capitali umani d’eccellenza. «In sette anni la nostra università è diventata internazionale»; se infatti nell’anno accademico 2003/04 la percentuale di studenti stranieri ammontava a circa l’1%, oggi è salita al 21,6%. Ma anche questo fenomeno di internazionalizzazione può e deve divenire un fattore di competitività. Il Politecnico, conclude il suo rettore, ha perciò deciso di indirizzare i propri passi puntando su Russia, Brasile, India, Cina, Cile (paese in forte sviluppo e con una massiccia presenza italiana) e Vietnam (legato ad alcune importanti aziende italiane).
Mattia Lanfranconi, facoltà di Lettere.